ARTICOLARE LA RABBIA
Agire poeticamente assieme
è (anche) un fatto di rabbia
Perché non ci arrabbiamo più?, Dove è finita la nostra rabbia?
Il progetto articolare la rabbia vuole indagare come ci muoviamo dentro alla nostra rabbia: come sentiamo o non sentiamo, come siamo vicinə o lontanə dalla nostra rabbia, come ci rapportiamo a ciò che ci fa arrabbiare dentro e fuori di noi. A quanto stiamo attenti e attente. Il progetto è orientato ad aprire spazi di riflessione e pratica sul tema della rabbia, a partire da un’esplorazione sensitiva del concetto a livello personale, per poi gradualmente spingerla fino alle sue forme e implicazioni sociali e culturali.
Cosa ci fa rabbia oggi? Articolare la rabbia si immagina e si sviluppa come processo: un processo creativo, condiviso, partecipativo. All’interno degli incontri vengono proposte pratiche, letture, uso del corpo, azioni nello spazio quotidiano e urbano. Ci si muove dentro ad aspetti e vissuti personali, relazionali e anche ai linguaggi sociali e culturali in cui siamo immersi e immerse.
Saremo stimolatƏ a un possibile stupore, a creare, immaginare, affinare i sensi, pensare, stare, condividere, uscire, agire; stare dentro a un pensare e fare comune.
Il laboratorio “Articolare la rabbia 2” si propone di sondare il tema della rabbia attraverso la parola e il movimento, toccando una dimensione fisica (intesa come gestuale, espressiva, verbale, aptica) e non di questa componente umana. La stessa parola ‘articolare’ che si ritrova nel titolo rimanda non a un mero controllo analitico di questa emozione, ma all’invito a uno stare nella complessità, vedere le cose dietro le cose, connettere i sentiti, ampliare gli orizzonti; appunto, articolare una questione.
L’interesse di trattare questo tema con le adolescenti e gli adolescenti nasce da sguardi e riflessioni che abitano il reale e che, inevitabilmente, toccano ogni essere in formazione;
In questo preciso momento storico e più in generale nelle nostre relazioni quotidiane respiriamo un clima sempre più offuscato da intolleranza, frustrazione, menefreghismo, facile offesa e una evidente propensione all’accusa. Il crescendo di espressioni di ira e insofferenza va di pari passo con il rifiuto di fare i conti con le fragilità, proprie e/o del contesto, utilizzando gli altri come proiezione di parti scomode di sé. Riconoscere in se stessi ciò che troppo facilmente viene attribuito agli altri, assumendosene la responsabilità, è l’unica strada per conoscersi e per rispettarsi, evitando spirali di rabbia, frustrazione e divisioni.
2022 | Liceo Classico e Musicale Cavour, Torino
Come riconoscere se stesse? Con chi possiamo discutere e parlare delle nostre fragilità? A chi affidarci e di chi fidarci? Dove trovare gli spazi, i tempi e i modi per potersi comprendere, per potersi anche arrabbiare o esplorare i sentimenti, per poter sviluppare una consapevolezza critica di se stesse, degli altri e anche del contesto? I giovani e le giovani con chi possono parlare?
LƏ giovani oggi non soffrono solo per ragioni psicologiche e personali, ma anche per ragioni culturali. Si va sviluppandosi una forte demotivazione e un senso di insignificanza sociale: a chi interessa di me?
Il progetto partendo da questi interrogativi ha voluto strutturare uno spazio di ascolto, dialogo, confronto e creazione comune, coinvolgendo ad oggi più di 300 studentesse e studenti delle scuole superiori di Torino.
2021 | Università degli Studi Roma Tre, Roma
Il laboratorio, data la situazione pandemica, si . tenuto in modalità online: setting spinoso per un lavoro di riflessione intima ed emotiva e per un gruppo appena formatosi. Per questo motivo, immaginando i possibili vissuti e la stanchezza di interfacciarsi nuovamente con uno schermo, sentendo anche sulla nostra pelle la difficoltà emotiva di ciascuna persona in questo periodo, le attenzioni si sono concentrate su due obbiettivi chiave: il primo riguardante l’aspetto contenutistico del tema, ovvero proporre pratiche e attività che facessero emergere le sensazioni personali, attraverso riflessioni, scambio di idee, vissuti e immaginari sulla rabbia in questo preciso momento storico, mentre il secondo si è declinato sulla metodologia utilizzata, ovvero utilizzare diversi tipi di linguaggi, non solo quello verbale, in modo da creare un processo divertente, creativo, condiviso e partecipativo, all’interno di uno spazio protetto con una grande libertà di espressione.
Il video è stato montato con gli estratti delle riprese girate dai telefoni delle partecipanti. Non potendo svolgere attività in presenza per via della situazione pandemica covid, le persone sono state invitate a esplorazioni urbane, azioni sensoriali e accadimenti performativi da attraversare singolarmente negli spazi intorno a loro; piccole raccolte artistiche a distanza che andavano a costruire il materiale e il percorso del laboratorio.
